27 febbraio 2014. Questo giorno rimarrà impresso a lungo nella mia memoria. Esattamente un anno prima, nella gelida Lapponia finlandese, avevo coronato il sogno di osservare l’aurora boreale. Non l’avevo solo vista, l’avevo anche fotografata e per ben quattro sere di fila. Avrei potuto sentirmi appagato e soddisfatto, ma davanti a certi fenomeni non si è mai paghi, più aurore vedi e più ne vuoi vedere.

Eccomi, quindi, nuovamente in Nord Europa. Questa volta è Islanda. Sono quasi a metà del mio tour, con alle spalle già tre notti con una discreta attività. Quel tardo pomeriggio, consultando, come al solito, il magnetometro, mi rendo conto che è in corso una vera e propria tempesta geomagnetica. Ritorno alla guesthouse con il cielo ancora chiaro, preparo l’attrezzatura fotografica e mi predispongo a rimanere fuori per tutta la notte. Esco di corsa. Mi giro verso nord ed alzo lo sguardo al cielo. Nulla. Ricontrollo il magnetometro: è letteralmente impazzito. Rialzo lo sguardo al cielo. Nulla. Ma come è possibile? È ancora troppo chiaro? Mi giro verso sud e … rimango letteralmente a bocca aperta. La voce mi si strozza in gola e nessuna parola riesce ad uscire, quasi che non riesca più ad emettere suoni sensati. Dalla bocca aperta emerge solo un flebile “wooooow”. La pelle mi si accappona, gli occhi iniziano a luccicare, il cuore aumenta di colpo il suo ritmo e le gambe vacillano. Vengo assalito da un misto di stupore e paura, mi sento così piccolo e impotente di fronte a tanta magnificienza.

Sopra di me un enorme drappeggio di luci si sta muovendo ed i colori , seppur slavati e deboli, si riescono persino ad intravedere. Verde, rosso, viola, rosa e blu. Incredibile! E chi ha mai visto una cosa del genere? È come assistere a qualcosa di sovrannaturale. Un brivido così intenso l’ho provato solo osservando il Sole diventare completamente nero durante la mia prima eclissi solare nel 2006 e poi, salendo sulla cima dell’isola Vulcano nelle Eolie, quando mi sono trovato di fronte l’immensità del suo cratere.

Da quel 27 febbraio sono trascorsi quasi 5 anni. In quel periodo il Sole era al massimo della sua attività magnetica, oggi invece si trova al minimo. Qualche settimana fa, però, una nuova macchia è apparsa per poco tempo sul Sole e alcuni quotidiani nazionali ne hanno riportato la notizia. Non che sia un evento raro, ma in questo periodo il numero di macchie è davvero basso. Quella osservata aveva la peculiarità di trovarsi ad una latitudine elevata e di avere il campo magnetico invertito rispetto alle precedenti. Due caratteristiche che la classificano come appartenente ad un nuovo ciclo solare, il 25°.

Ogni circa 11 anni il campo magnetico del Sole cambia polarità dando vita ad un nuovo ciclo. Quella macchia è un segnale che il Sole starebbe uscendo dalla sua fase di minimo. Uso il condizionale perché la nostra stella è molto complessa e, nonostante gli studi finora condotti, i meccanismi che la governano non si conoscono ancora completamente. Pur trovandoci in una fase di minimo solare, le aurore, per nostra fortuna, continuano a manifestarsi. Oltre alle macchie bisogna, infatti, considerare anche i cosiddetti buchi coronali, che proprio durante le fasi di minimo solare sono la principale fonte di particelle cariche che lasciano la nostra stella per raggiungere la Terra, addobbandola con le affascinanti luci del Nord.

Il prossimo anno tornerò in Islanda per la terza volta, il decimo viaggio in Nord Europa con 26 aurore boreali impresse sulle mie retine e sul sensore della mia macchina fotografica. Non so se sarà l’occasione per scrivere nella mia memoria un’altra data importante, ma sarà sicuramente l’occasione per scoprire nuove ed interessanti particolari legati a questo affascinante fenomeno.