Itinerario verso l’estremità orientale dell’Iran, viaggio che una volta si sarebbe fatto in funzione della visita a Bam, ma che ora, dopo il devastante terremoto di inizio XXI secolo, ha perso molto significato perché della rocca di Bam, tanto celebrata da Dino Buzzati nel suo “Deserto dei Tartari”, non è rimasto in piedi quasi nulla. In questo itinerario non mancano comunque cose interessanti da vedere. Intorno al duecentesimo chilometro si visitano due moschee, quella di Ardestan e quella di Zawareh (X secolo), fra le più antiche dell’Islam. Inevitabile una tappa a Nain: non si può certo rinunciare a comprendere come vengano prodotti i tappeti o tessute le stoffe di cammello.

La città di Yazd già esisteva in epoca sassanide ed era un centro importante per il culto di Zoroastro. Il suo nome deriva dalla riduzione di Yazdegerd, nome di un re sassanide, oppure da Yezd-e Khast (“Dio l’ha voluto”). Presa dagli Arabi e poi rasa al suolo dai Mongoli, vi si fermò anche Marco Polo in viaggio verso la Cina. Dopo l’occupazione di Tamerlano alla fine del XIV secolo, Yazd conobbe un periodo di grande prosperità grazie ai commerci della soia, poi interrotto durante la successiva occupazione afghana. Una dozzina di bazar vivacizza la città, impreziosita da bellissime moschee, molto spesso ricoperte rigorosamente da mosaici di faience di epoca timuride. Nonostante la massiccia presenza di questi edifici di culto musulmano, Yazd è stata fin quasi ai nostri giorni il centro più importante per la religione di Zoroastro, che conta ancor oggi quasi 20.000 seguaci solo in città. 

Pur essendo a 1.230 metri di quota, i circa 250.000 abitanti patiscono molto il caldo in quanto la città si trova ai margini di due deserti, quello salato del Dasht-e Kavir e quello sabbioso del Dasht-e Lut. Sui tetti delle case si possono vedere i badgir, torri di ventilazione che sfruttavano ogni refolo di vento indirizzando l’aria verso le stanze interne. Ma la reale soluzione per combattere il torrido clima è offerta dai qanat, una ben articolata serie di canali sotterranei che prelevano l’acqua da sorgenti lontane e la portano dove l’uomo la ritiene necessaria. 

Dopo Yazd, si procede per una strada pianeggiante in mezzo ad alte montagne, già percorsa dagli antichi mercanti della Via della Seta: non a caso, infatti, ogni trenta km compare puntualmente un caravanserraglio. Kerman si trova a 1.860 metri di altitudine, vicino al deserto di Dasht-e Lut. Nonostante questa vicinanza, sia in estate sia in inverno la temperatura è ragionevolmente mite. Oltre alla produzione di bellissimi tappeti, la zona è nota per la coltivazione di molta frutta secca, tra cui il famosissimo pistacchio iraniano.

Kerman è impregnata dal profumo del golab (acqua di rose), prodotta in gran quantità grazie ai magnifici roseti. La gente raccoglie i fiori di rosa solitamente fra maggio e giugno, per poi portarli nel cortile di una capanna, dove semplici macchine provvedono alla distillazione. In prima fase, i fiori sono messi sul livello dell’acqua in un piatto speciale, dopodiché il piatto stesso viene messo sul fuoco e il contenuto lasciato a bollire per lungo tempo. Finalmente i vapori dell’acqua di rose entrano nelle brocche sotto acqua fredda a mezzo di un tubo. Quando il succo delle rose è raccolto sul livello dell’acqua, comincia l’accumulazione di golab

Da Kerman si completa l’ultimo tratto del percorso in mezzo ai sassi di un arido deserto (l’asfaltatura della strada è comunque buona), in direzione dei confini afghano e pakistano, una volta via obbligata per il traffico della droga, ora fortunatamente molto ridotto. Dopo una breve tappa a Mahan per visitare un incredibile palazzo signorile con fiori e ruscelli d’acqua, si arriva finalmente a Bam. I Tartari non ci sono mai arrivati, i viaggiatori ne hanno fatto per molti anni una delle loro tappe preferenziali (alla fine del XX secolo furono costruiti nuovi alberghi), poi il terremoto ha bloccato tutto. 

Ad un’altitudine di 1.000 metri, Bam è una piacevole città ricca di alberi, soprattutto eucalipti, famosa per i datteri, ma soprattutto per le rovine del centro medioevale, situate su una montagnola all’estremità settentrionale della città. Un rovinoso terremoto nel 2003 colpì quest’area, provocando oltre 50.000 morti e radendo praticamente al suolo la città vecchia. L’opera di ricostruzione, subito iniziata grazie al concorso di aiuti internazionali, sta restituendo il centro all’antico splendore, anche se la magica atmosfera di un tempo non è più presente. 

La cittadella di Bam (Arg-e Bam) ricorda i castelli medievali europei, dai quali si differenzia solo per l’uso dei mattoni anziché della pietra. È circondata da oltre tre chilometri di mura, intervallate da torri merlate, che racchiudono il vecchio bazar, moschee, piazze, alloggiamenti per le guarnigioni e un caravanserraglio. Nella cittadella di Bam è stato ambientato il film “Il deserto dei tartari” tratto dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati.

estratto dalla guida
Polaris - Iran

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