La residenza della Kumari a Kathmandu, in Nepal, si trova in un bel palazzo bianco a tre piani, un edificio monastico costruito a metà del XVIII secolo, capolavoro dell’arte newar, con le finestre di legno riccamente scolpite. Due grandi leoni in pietra fanno da guardia all’ingresso principale, che immette in un cortile con un piccolo stupa dedicato a Saraswati, la divinità del sapere. Ma sollevate lo sguardo ed ammirate i bellissimi balconi di legno che circondano l’edificio: qui risiede la dea vivente, o Kumari, incarnazione di Taleju Bhavani, la dea protettrice della famiglia reale, manifestazione di Durga o, come credono alcuni, incarnazione della dea vergine Kanya Kumari, una delle 62 forme di Parvati, la consorte di Shiva.

Numerose sono le leggende che aleggiano attorno alla dea bambina. Una di queste narra che un re Malla avesse l’usanza di giocare a dadi con la dea Taleju, che gli appariva sotto sembianze umane. Ma il re, affascinato dalla sua bellezza, le recò violenza provocando l’ira della fanciulla, che andò via salvo poi tornare in altre forme. Una notte il re vide in sogno la fanciulla preannunciargli la fine della sua dinastia; gli avrebbe però perdonato l’insulto se il re avesse costruito un palazzo per la fanciulla Sakya e le avesse reso visita una volta all’anno. Il re mantenne la promessa e Taleju lo perdonò; purtroppo, però, quanto da lei predetto si avverò: infatti nel 1569 Prithvi Narayan Shah conquistò la valle di Kathmandu scacciando il re Malla.

Se le interpretazioni sulla Kumari sono diverse, su una considerazione tutti sono d’accordo, ossia che Taleju è definita la dea tutelare del Nepal, soprattutto della valle di Kathmandu, una dea accettata da tutti, buddisti compresi, che vedono in lei il principio femminile della conoscenza e della potenza.

Tradizionalmente la dea bambina viene proprio scelta da una famiglia buddista appartenente al clan dei Sakya degli orafi e degli argentieri. La bimba è individuata tra tantissime bambine di 4-5 anni; il suo corpo deve essere perfetto ed avere 32 requisiti fisici ben precisi, come il colore degli occhi, la forma dei denti e la voce; altrettanto importante è il suo oroscopo. Ma la prova più importante e decisiva si svolge all’interno del tempio. Le candidate vengono condotte in una stanza buia dove poi si scatenano rumori terrificanti, e uomini ballano indossando maschere da far paura, teste di bufalo sanguinanti. La bambina che non mostra alcun segno di paura restando impassibile davanti a tutte queste cose orrende viene portata nel tempio di Taleju e proclamata Kumari, perché così ha rivelato la sua natura divina.

In seguito la bambina concede un’ulteriore conferma scegliendo tra tanti indumenti simili l’abito e gli ornamenti della precedente Kumari, proprio come nel rito di proclamazione del Dalai Lama. Alla fine lo spirito della dea entra nel corpo della bambina, che da quel momento in poi vivrà nel palazzo sino alla pubertà in compagnia della famiglia. Non potrà mai uscire se non in occasione di particolari festività e tra queste la più particolare è la festa di Indra Jatra, celebrata tra agosto e settembre; durante questa festa la dea vivente benedice il sovrano del Nepal ponendogli la tika – la rossa polvere che può essere mischiata anche al riso, che gli indù mettono sulla fronte – tra gli occhi per segnalare una presenza divina.

Alla perdita della prima goccia di sangue, con la prima mestruazione o una grave emorragia per cause accidentali, la Kumari torna alla vita normale e a essere una persona comune. È pertanto giunto il momento di cercare un’altra bambina adatta al ruolo. Sino ad allora il mantenimento della Kumari è gestito con i proventi delle entrate del tempio e una ricca dote la attende una volta lasciato definitivamente il palazzo. Il reinserimento nella vita di tutti i giorni non è facile e ancora più difficile è in seguito sposarsi; pare infatti che i mariti delle ex-Kumari muoiano prematuramente, ma soprattutto pare che la fanciulla, ormai viziata, abbia seri problemi nell’accettare la quotidianità della vita di tutti i giorni.

Se siete all’interno del cortile del suo palazzo e se avete tanta fortuna, la giovane Kumari potrebbe affacciarsi ad una finestra. Riconoscerla è facile: il suo vestito è tradizionalmente rosso, i capelli sono raccolti e gli occhi truccati con una lunga riga nera sino alle tempie. E poi si notano i gioielli, le unghie dipinte e il disegno rosso-oro in fronte quale terzo occhio. Ricordatevi però che è proibitissimo fotografarla.

estratto dalla guida NEPAL

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