L’arcipelago delle Vestmannæyjar è un gruppo di isole esteso al largo della costa meridionale dell’Islanda. Non si trovano lungo le classiche rotte turistiche e chi le visita lo ha pianificato, compiacendosi per l’ottima decisione. Le isole sono state protagoniste per decenni nell’attività della pesca e hanno contribuito in modo significativo all’esportazione nazionale, anche se oggi l’industria peschiera rimane rilevante solo per l’economia locale. L’arcipelago appartiene a un sistema vulcanico sottomarino ancora attivo formatosi 10-20.000 anni fa, tuttavia l’isola più giovane, Surtsey, spuntò dal mare solo durante le eruzioni tra il 1963 e il 1966. Il fenomeno più spettacolare avvenne nel 1973, quando il terreno si aprì in un’enorme frattura a soli 350 metri da Kirkjubæir, l’edificio più orientale della cittadina nell’isola di Heimæy, espellendo un fiume di lava ininterrottamente per quattro mesi e arrestandosi al momento opportuno: ancora poche decine di metri e l’entrata del porto sarebbe stata definitivamente bloccata e, con essa, l’intera economia dell’isola. L’eruzione, tra l’altro, generò un nuovo vulcano accanto a quello già esistente; così l’Helgafell oggi ha un gemello nell’Eldfell.

Heimæy è così piccola che la si può girare completamente a piedi e la stanchezza finale sarà sicuramente ripagata dalle bellezze osservate. Heimæy è l’unica isola abitata dell’arcipelago e la sola che possa essere visitata. Il tour inizia nella piccola area di Skansinn, a est del porto, proprio dove l’avanzata della lava si interruppe appena in tempo. Un paio di edifici meritano un’annotazione: si tratta di una chiesa di legno, omaggio del popolo norvegese, e un bianco edificio in buona parte piegato dal peso della lava, che ricorda il terrore provato. Opportune scalinate conducono in cima al campo di lava che ha ampliato il territorio dell’isola; seguire i sentieri che lo attraversano è suggestivo per gli scorci davvero belli sul paese e sui vulcani, ma anche triste per la consapevolezza di camminare sopra case drammaticamente sepolte. Croci e lapidi ricordano i nomi degli edifici e delle vie che non ci sono più, in quello che è stato ormai battezzato come il cimitero delle case.

Un cartello indica la direzione per la montagna più giovane del mondo, l’Eldfell: sparute chiazze di erba spezzano il rosso del terreno, e pochi e minuti getti di fumo segnalano i punti dove la superficie è ancora tanto calda da poter cuocere il pane. Dalla sommità il panorama è davvero straordinario, reso ancor più affascinante dai paesaggi contrastanti che si presentano intorno: il terreno scuro e fumante, che incute una certa inquietudine, lascia via via spazio a immagini più rassicuranti, con l’ordinata cittadina di Heimæy che si protende verso il porto, su cui vigilano attente le montagne più antiche dell’isola, l’Heimaklettur e lo Stóraklift, mentre nel mare aperto si stagliano due isolotti con pareti a strapiombo di aspra roccia e un manto erboso a restituire un’immagine di serenità.

Stórhöfði è la punta meridionale dell’isola: i suoi 122 m di altezza ne fanno un tozzo cilindro di roccia incappucciato dal verde dei prati. Qui trovano rifugio i simpatici pulcinella di mare, che costituiscono un piatto prelibato in Islanda e, soprattutto, nell’isola. I volatili nidificano da maggio ai primi di agosto sulle impervie scogliere credendosi al riparo dall’uomo, ma non è così. Con l’ausilio di corde e scale, i cacciatori si calano lungo i pendii per raccogliere le uova e utilizzano particolari reti per catturarli.

Un sentiero piuttosto lungo percorre l’intera costa occidentale. Dopo un primo tratto non particolarmente interessante, il tracciato accompagna la cima delle pareti che si gettano a strapiombo sul mare. Finalmente si giunge in prossimità del paese e bisogna stare attenti a non confondere i prati liberi con quelli che appartengono al campo di golf da 18 buche, dove i giocatori sfidano più che gli avversari il temibile vento e la distrazione di uno scenario da favola.

Ritornati nella cittadina, i più ardimentosi possono chiudere il circuito risalendo, alle spalle del porto, i picchi del Heimaklettur e dello Stóraklift, entrambi scalabili tramite l’aiuto di funi e scale. Lo sforzo e la necessaria attenzione sono ripagati da panorami mozzafiato.

estratto dalla guida ISLANDA

1 commento

  1. lo capisco perchè il nord e l’artico in genere è qualcosa che ti prende e non puoi più uscirne,un male(positivo)incurabile in cui è bello lasciarsi cullare per il resto della vita.buona continuazione

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