Il legno, soprattutto quello di alerce, è stato l’elemento che maggiormente ha condizionato lo sviluppo dell’arcipelago [di Chiloé], influenzando a tal punto il lavoro, la mentalità e la vita sociale dell’uomo da poter giustamente parlare di una vera e propria cultura isolana del legno: di legno sono le case e gli arredi, gli oggetti domestici e gli strumenti di lavoro, i carri nei campi e gli aratri, le imbarcazioni e le ancore, e perfino la pavimentazione delle strade. Ancora agli inizi del secolo le assi di alerce venivano scambiate come moneta e perfino i bambini a scuola scrivevano su tavolette di legno! È ovvio, quindi, che anche le prime chiese fossero edificate interamente in legno e, in assenza di chiodi, raro e prezioso bene d’importazione, assemblate con cavicchi di legno chiamati tarugos.

Le chiese più antiche, come quelle di Achao e Quilicho, costituiscono uno dei pochi esempi al mondo dell’architettura lignea del XVIII secolo. Ispirate al modello degli edifici religiosi tedeschi, importato dai missionari gesuiti, sono costruite secondo i canoni della cosiddetta scuola chilote, i cui elementi architettonici caratterizzano tutti gli edifici religiosi seguenti.

Due elementi intimamente correlati costituiscono l’archetipo di chiesa: lo spiazzo anteriore e la chiesa propriamente detta. Lo spiazzo anteriore, destinato alle processioni ed ai riti della liturgia cerimoniale, con l’andare del tempo in molti casi si è trasformato nella piazza principale dei villaggi sviluppatisi intorno alla chiesa. L’edificio della chiesa è, a sua volta, composto di due corpi distinti: il primo, a sviluppo verticale, accoglie il portico con sopra il coro e la torre, mentre il secondo, a sviluppo orizzontale, costituisce il luogo destinato al culto.

Il portico, sorretto da colonne e sotto cui si aprono le tre porte d’accesso al corpo centrale, si estende per tutta la larghezza della facciata: di qui il missionario o il sacerdote predica alla popolazione raccolta nello spiazzo esterno. Sopra il portico è collocato il coro, aperto verso l’interno della chiesa, e sopra il coro, in posizione centrale, si erge la caratteristica torre, appoggiata su di una base quadrata e composta di vari corpi o canne sovrapposte, di forma generalmente ottagonale e dimensioni via via inferiori fino a terminare nella guglia che accoglie la croce.

Il corpo centrale della chiesa ha pianta basilicale a tre navate separate da colonne di legno: la navata centrale ha generalmente il tetto con volta a botte e le navate laterali il soffitto piatto. In qualche caso il tetto sporge sul lato esterno a formare una tettoia di ricovero per i pellegrini.

Delle oltre 150 chiese dell’arcipelago, ben sedici sono state proclamate nel 2000 dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, tra cui quelle di Achao, Chonchi, Quilquico, Quinchao e Vilopulli, costruite dai gesuiti prima del 1767, quelle di Dalcahue, Nercón e Rilán, che risalgono al XIX secolo, e quella più recente di San Francisco de Castro, eretta agli inizi del ‘900.

Una curiosità. Il fatto che molte chiese siano collocate lungo la costa a non più di dieci chilometri di distanza l’una dall’altra dipende dalla metodologia utilizzata dai missionari gesuiti per evangelizzare l’arcipelago: ogni anno, il 17 settembre, due missionari lasciavano il capoluogo Castro su di un battello per visitare, secondo un ordine prestabilito, tutte le chiese erette dalle comunità catechizzate per celebrarvi la messa, battesimi e matrimoni; dieci chilometri era la distanza che il battello riusciva a percorrere nel volgere di un giorno.

  • Quemchi

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