COME TI CUCCO L’ASSISTENTE

Non si chiede ad un’assistente di volo quante miglia ha percorso nella sua carriera perché è come chiedere a una signora quanti anni ha. Se proprio siete curiosi, parlate piuttosto dei paesi dove è stata, in quali preferisce tornare, non ammorbatela con le storie di tutti i vostri viaggi, passati, presenti e futuri. Evitate di raccontarle di quella volta che sul lontano volo del 1984 avete incontrato delle turbolenze importanti o di quel giorno che siete atterrati con un forte temporale. È quasi certo che non ci veda nulla di strano in tutto ciò e probabilmente non le interessa un granché.

Non ho incontrato l’uomo della mia vita sull’aereo, ma è capitato che qualche collega, probabilmente obnubilata dalla rarefazione dell’ossigeno ad alta quota, si innamorasse di un passeggero. Qualche storia, alla fine, è resistita anche a terra, passati gli effetti della pressurizzazione. Pensate, si sono persino sposati e hanno avuto dei bambini. Cose da matti. Io spero sempre di incutere soggezione, non mi piacciono le proposte sfacciate, i bigliettini allungati con scritto sopra il numero di telefono, le battutine fuori luogo tipo: “Io vado in bagno, lei che fa?”, con tanto di occhiolino e sorrisetto salace. Per non parlare dei complimenti originali come: “Ma lo sa che lei è un bel bocconcino?”. So fulminare con la sola imposizione dello sguardo. Perciò tutto tempo sprecato, ogni tentativo è vano, ci troviamo nel posto sbagliato, con ruoli ben definiti, io lavoro, loro fanno i passeggeri.

Non sempre la formula funziona purtroppo, ho visto una volta un individuo allungare le mani, toccare il sedere a una collega e far finta di niente, ma ho anche visto la stessa collega tornare sui suoi passi e schiaffeggiare gentilmente il passeggero, senza esagerare, sempre con quel riguardo che intercorre tra chi offre il servizio e il cliente. Lui è restato zitto, ma con quell’amaro in bocca che lascia l’insoddisfazione di un servizio non proprio apprezzato. Amore e odio, mai concetto fu più azzeccato. È che tutti, soprattutto sull’aereo (per quanto grande sia è sempre troppo piccolo) devono saper stare al proprio posto, con anche tutte le estremità in ordine e a modino. Come ci vedono loro, la saga continua: oggetti del desiderio.

Anche se in assoluto le più scatenate, in fatto di avances, sono le donne. Le ho viste all’attacco e mi sono spaventata. Sono come dei caterpillar, perseguono l’obbiettivo, pronte a travolgere tutto finché non lo raggiungono. A volte vogliono conoscere il pilota perché dicono che durante l’annuncio hanno sentito la voce sensuale e se dico che non è nulla di che loro ribattono: “Lei ce lo faccia vederen… che con quella voce lì, mmmh!” Mi viene in mente la signora che in cockpit, accompagnata per una visitina, ha iniziato a passare le mani tra i capelli del comandante, inanellandoli con le dita, diceva: “Come sono morbidi!” estasiata, manco stesse toccando i capelli di un angelo o un peluche. Praticamente gliel’ho dovuta staccare di dosso e condurla fuori, perché temevo le mosse successive.

E poi, il giro di bigliettini con su scritti indirizzi mail, frasi, complimenti, proposte indecenti: una signora particolarmente audace mi ha portato in galley la sua carta d’imbarco con segnato il posto a sedere, dove aveva appuntato anche il suo nome e il numero di telefono con un bacio da rossetto rosso stampigliato sul retro, mi ha chiesto di consegnarlo al collega carino che lavorava davanti con me. Impossibile non reperirla visto tutti gli indirizzi che aveva lasciato, ma al collega non piaceva troppo, credo che la cosa non sia decollata.

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